Il Barocco “nolano” di Angelo Mozzillo

Clorinda e Tancredi di Angelo Mozzillo

Nella Nola del ‘700 grande spessore e successo ebbe il pittore Angelo Mozzillo, l’artista che arricchì la provincia di Napoli di splendidi capolavori.

Quando si parla di Barocco in Campania si parla soprattutto di Napoli e dei suoi artisti. Nell’allora capitale del Regno si susseguirono difatti, uno dopo l’altro, quasi tutti i più grandi maestri del tempo. Senza citare i celeberrimi “stranieri”, come il Caravaggio, che, seppur brevemente, soggiornarono in città, si può affermare che, nel giro di un secolo, la città partenopea divenne, per una serie di fortuite coincidenze, uno dei centri più innovativi e produttivi per lo sviluppo dello stile Barocco così come oggi lo conosciamo.

Fu a Napoli, infatti, che le due correnti più importanti dell’epoca, quella Classicista e quella Naturalistica, si fusero in uno stile unico, armonioso e scintillante che, attraverso la triade Luca Giordano, Mattia Preti e Francesco Solimena, si diffuse velocemente in tutto il continente europeo. La vicina provincia non poté che risentire di ciò che accadeva in città e contribuire anch’essa alla creazione di questo stile con innovative ricerche e utili riflessioni.

In questo processo una posizione a parte ricoprì il pittore Angelo Mozzillo che fu sicuramente tra i più noti artisti attivi nell’allora capitale e nei suoi dintorni tra il XVII e XVIII secolo. Nato ad Afragola nel 1736, il Mozzillo fece della provincia napoletana il suo campo d’azione e trovò in Nola, dove si trasferì appena ventiduenne, la sua dimora ideale. All’agro nolano, a quanto pare, l’artista fu particolarmente legato e vi trascorse gran parte della sua vita. Fu conosciuto, per questo, anche con il nome di “Mozzillo nolano”.

L’afragolese fu un pittore estremamente veloce e produttivo tant’è che oggi sono centinaia le opere, sparse in tutta la Campania, che gli sono state attribuite e numerosissime quelle presunte sue. Lavorò praticamente ovunque. Oltre che a Napoli e Nola, il Mozzillo fu attivo ad Afragola, Portici, Gragnano, Castellammare di Stabia, Casoria, Acerra, Marigliano e in piccoli centri come San Vitaliano, San Paolo Belsito, Lauro, Cicciano e Roccarainola, tutti situati intorno il territorio nolano. Molte sue tele sono tutt’ora visibili nelle chiese più importanti di queste città, motivo per cui Angelo Mozzillo può essere considerato a tutti gli effetti uno dei maggiori decoratori della provincia napoletana.

Eppure, nonostante lavorasse molto fuori città, è proprio a Napoli, nel Collegio di Sant’Eligio, che il Mozzillo lasciò il suo più famoso ciclo pittorico. Si tratta di una serie di dipinti con storie tratte dalla “Gerusalemme Liberata” del Tasso (foto) realizzati dall’autore in uno stile molto sobrio, classicista, che ricorda certe opere del Domenichino e che è comunque lontano dagli stili del Solimena, del Preti e del Giordano allora di moda.

È chiaro che il pittore afragolese cercò di differenziarsi dai suoi contemporanei optando per una maniera “tradizionale” che tuttavia non è affatto da sottovalutare. Il suo accademico classicismo, così vicino alla scuola bolognese del secolo precedente, fu infatti una piacevole nota fuori posto in un secolo, il Settecento, che vide prima l’ascesa del Barocco più estremo e successivamente quella del classicismo più severo.

Angelo Mozzillo fu insomma un artista fuori dal suo tempo; egli cercò, in un’epoca di enormi cambiamenti, di percorrere strade già battute e fu per questo apprezzato. Il suo Barocco “nolano” fu un Barocco tradizionalista eppure, al tempo stesso, estremamente rivoluzionario. Poco noto oggi al grande pubblico, il Mozzillo merita di essere ricordato come una figura di spessore del Settecento napoletano. Dopotutto egli dimostrò, come molti altri maestri prima e dopo di lui, che nell’arte, sovente, il passato può essere di ispirazione alle idee del futuro.

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